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Regione punta sulle tecnologie e sul controllo di vicinato De Corato: «Abbiamo 9 mila uomini e donne che lavorano nella Polizia locale, ma la sicurezza non si può garantire per compartimenti stagni»

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«In Lombardia la sicurezza ha raggiunto il limite, abbiamo il numero più alto di immigrati in Italia. Anche più di Roma».

Per Riccardo De Corato, assessore regionale alla Sicurezza, la situazione è davvero preoccupante. Per contenere gli effetti è necessario ascoltare quotidianamente il territorio: dotare la Polizia Locale di nuove tecnologie, garantire più controlli nelle stazioni ferroviarie, contrastare il narcotraffico e a livello locale potenziare il progetto di controllo di vicinato.

Nato il 1 novembre 1951 a Andria, De Corato viene eletto al Senato per tre mandati, dal 1994 al 2006.

E' stato vice sindaco di Milano dal 1997 al 2011 e vice-presidente del Consiglio comunale.

Dal suo assessorato una pioggia di fondi per dotare la Polizia locale di nuovi strumenti di controllo. Bici elettriche, droni, radio portatili, fotocamere di ultima generazione, ma anche metal detector e fotocamere. Solo per citarne alcuni...

«I bandi si rivolgono a tutti quei Comuni che non godono di dotazioni strumentali di città come Milano, Bergamo e Brescia. A Milano il problema dello spaccio della droga si combatte, a esempio, con le unità cinofile. Nei Comuni dei laghi le necessità maggiori che si riscontrano riguardano le spiagge, dove nel weekend arriva gente a bivaccare. Lì pensiamo di inviare imbarcazioni a pattugliamento del territorio. I droni si stanno invece rivelando strumenti di controllo capillare adatti a ogni necessità. Li ho sperimentati durante gli sgomberi dei campi nomadi sul Comune di Milano. Per sapere cosa succede in una strada, oggi basta utilizzare proprio una di queste tecnologie: mostra ad agenti e sindaci le situazioni più critiche. L'apparato di telecamere che abbiamo messo in campo in Lombardia negli ultimi 10 anni ha consentito di fermare moltissimi reati, anche gravi».

Cambiano i paradigmi della sicurezza, ma i fenomeni, in qualche modo, restano gli stessi...

«Esatto. Ora ogni vigile ha una body cam posizionata sulla divisa, ma stiamo anche pensando a poliziotti a cavallo per fermare le attività di spaccio. Su Trenord, poi, c'è un altro problema serio: i militari che presidiano nelle stazioni ferroviari non possono salire sul treno e far sentire la propria presenza ai pendolari. A Milano, in stazione di Porta Garibaldi, quando si vedono uomini e donne con quella attrezzatura tutte le cattive intenzioni vengono spazzate via. Riflettiamo su questa cosa. Purtroppo oggi chiedere il biglietto rappresenta un rischio per chi lo fa. Ripeto, i militari devono poter agire in caso di pericolo. Perché tenerli nelle stazioni senza poter fare nulla?».

Dei rapporti con Matteo Salvini, suo principale interlocutore in fatto di sicurezza, cosa ci dice?

«Conosco Salvini dal 1993, quando indossava i pantaloni corti e sedeva già in Consiglio comunale a Milano. Ho ben presente come la pensi su determinate questioni. Abbiamo governato Milano insieme nell'epoca in cui la Lega era partito di maggioranza nel capoluogo meneghino. Con lui c'è il medesimo sentire sui temi cardine della sicurezza. Sono i temi fondanti della coalizione di centro destra. C'è perfetta sintonia insomma. Anche su Milano gli giungono informative quotidiane e dettagliate che ripercorrono i fatti avvenuti in tutta la Regione. Si sta rendendo conto che la situazione lombarda è limite. Siamo la Regione con il più alto numero di immigrati in Italia. Ce li ha portati il centro sinistra. Milano ne ospita più di Roma. Assicuro che far calare i reati non è facile».

Lei gira molto sui territori. Ci dà un riscontro delle visite che ha effettuato nei vari Comandi delle Forze delle Ordine?

«Ho riscontrato maggiore sensibilità nei piccoli centri piuttosto che in quelli grandi. Faccio un esempio: a Torre Boldone, provincia di Bergamo, mi sono ritrovato una decina di uomini con indosso una pettorina arancione, pronte a scendere in strada per svolgere l'attività di controllo di vicinato. Tutto questo ci dimostra una sacrosanta verità: non possiamo continuare a pensare di delegare la sicurezza al solo numero del 112. I dati sugli organici delle Forze dell'ordine non vengono più forniti, poiché sono ridotti all'osso. Già anni fa in Italia c'erano 20 mila uomini in meno. Qualcuno Salvini lo sta assumendo, ma è difficile colmare il gap. Il controllo di vicinato serve a fare sicurezza individuale. Chi vede dalla finestra qualcuno che ruba una macchina deve non solo contattare la polizia, ma anche saper fare rete. Non possiamo più fare turnazioni. Il cittadino deve cominciare a mettere la faccia per controllare il proprio quartiere».

Se parliamo di microcriminalità nella nostra Regione, quali sono i fenomeni più frequenti?

«Non sono mai stato favorevole a definire un taccheggio microcriminalità, poiché potrebbe anche finire male. Il problema principale su cui ci stiamo misurando è la quantità enorme di droga. 38 aree boschive della Regione sono piene di spacciatori. Ai confini tra le province di Como e Varese abbiamo una presenza massiccia di narcotrafficanti, inoltre dobbiamo intervenire anche nel Parco delle Groane. D'accordo con il presidente del parco, idea è quella di prevedere un punto fisso di poliziotti a cavallo. Nelle aree verdi le volanti non possono entrare, ci vogliono pertanto forme alternative, anche per tutelare l'incolumità di chi interviene a mettere ordine».

Un bilancio della sua attività fino a questo momento. Punti di forza e deboli?

«Abbiamo 9 mila uomini e donne che lavorano nella Polizia locale, con un bagaglio umano enorme, ma ovviamente, per lavorare al meglio, necessitano di accordi tra comandi e realtà diversi. Questo perché, continuo a dirlo, la sicurezza non si può fare per compartimenti stagni».

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Autore:fmh

Pubblicato il: 05 Agosto 2019

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